Weekendoit, intervista a Gaia Segattini

Weekendoit, intervista a Gaia Segattini

Weekendoit, intervista a Gaia Segattini

La scorsa settimana vi abbiamo raccontato il WeeKenDoit con i nostri occhi, oggi invece vi proponiamo l’intervista a colei che l’ha reso possibile, Gaia Segattini.

Gaia Segattini @weekendoitSi è concluso da una decina di giorni ormai la settimana del WeeKenDoit. Quali sono le tue considerazioni e il bilancio di questa terza edizione della manifestazione?

Il trasformare tre weekend in una settimana intera si è rivelato un’idea vincente. Come speravamo, molte persone da fuori regione hanno colto l’opportunità per abbinare una vacanza o un weekend lungo, e di questo credo ne abbia beneficiato, oltre alla manifestazione, anche l’intera città.

Abbiamo avuto il piacere di avere tutti i workshop sold out e in molti hanno prenotato viaggi e strutture ad un mese dall’evento, quando ancora il programma non era pubblico. Ogni anno partecipa sempre più gente e quello che mi rende ottimista è che spesso si tratta di insiders conosciuti ed influenti nella scena. Un passaparola che continua a dare i suoi frutti, con un pubblico di qualità e da tutte le regioni di Italia, con una maggioranza dal centro/nord.

Il WeeKenDoit è nato con l’obiettivo di diffondere e condividere la cultura dell’handmade e favorire grazie ai workshop l’apprendimento di tecniche artigianali. A cosa pensi sia dovuto questo ritorno all’artigianalità e alla voglia di oggetti handmade e sempre meno prodotti in serie, che sta caratterizzando il mondo creativo?

È un’opportunità di acquisto che c’è sempre stata ma spesso in ambienti  legati all’artigianato artistico tradizionale e di eccellenza che poco comunica con le generazioni più giovani. La rete, i social networks e le piattaforme di vendita hanno reso popolari, accessibili e freschi oggetti fatti a mano, dandogli un valore aggiunto, finalmente ri-apprezzato a livello trasversale e quotidiano. Sicuramente la crisi ha costretto molte persone a doversi ingegnare per ricrearsi un lavoro o arrotondarne uno insufficiente, ma a ciò dobbiamo aggiungere la passione di tanti designer e creativi che dopo esser stati relegati per anni ad un lavoro di solo computer, hanno riscoperto la soddisfazione di lavorare con materiali ed utensili, ottenendone un lavoro che oltre a presentare una maggiore qualità, parla realmente di loro.

Il WeeKenDoit non è solo artigianalità. I workshop pratici sono infatti affiancati da numerosi workshop teorici e da talk destinati a fornire elementi base di marketing e comunicazione, fondamentali per favorire lo sviluppo della micro imprenditorialità. Quali sono a tuo avviso, le difficoltà più grandi che un Crafter/Maker deve affrontare oggi?

Il rendersi visibile, ritagliandosi una propria fetta di mercato. Se la scelta nell’acquisto era già affollata prima, ora è pressoché infinita. Bisogna differenziarsi senza paura, rendersi unici e rivolgersi ad un target estremamente specifico, credendoci e mostrandolo dalla progettazione alla realizzazione dell’oggetto, fino alla sua comunicazione. È vero che le foto la fanno da padrone e che si sfogliano alla velocità della luce, ma l’amore scatta quando intuisco che quell’oggetto parla proprio di me. La scelta di acquisto avviene in un secondo momento, valutando qualità, prezzo, servizio. Ma il colpo di fulmine è istintivo e personale.

Quali sono le caratteristiche che un Crafter/Maker deve avere secondo te, per riuscire ad emergere nel mondo dell’Handmade?

Ripeto: differenziarsi. Dopo un primo periodo, in cui i nuovi artigiani erano pochi e con mille fatiche arrivavano a proporre qualcosa sul mercato con un contenuto reale e percepibile, oggi assistiamo ad una ondata infinita di autoproduttori, professionali o hobbisti (e magari hobbisti che pensano di essere professionisti) che propongono oggetti simili se non uguali, li fotografano e comunicano nella stessa maniera, mirando allo stesso target che ormai è saturo.  Comprano e vendono oggetti gli uni dagli altri, senza crescere davvero mai e chiedendosi perché non si vende di più. La visibilità è data a chi sa usare maggiormente i social networks ma spesso non è proporzionata al numero di vendite reale. Chi segue viene abbagliato dalla sovraesposizione mediatica, pensa erroneamente che sia quello il modello vincente e comincia a produrre gli stessi oggetti. Il lato positivo è che spesso si comincia guardando gli altri per impratichirsi ed arrivare a qualcosa di proprio, ma non accade così spesso: bisognerebbe non avere così fretta di mostrare al mondo tutto quello che produciamo, all’inizio, ma far decantare le idee, farle crescere, migliorare tecnica e strumentazione, far ricerca… fare gavetta, insomma, in silenzio.

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The Friday Project Team at The Friday Project Mag
The Friday Project è un magazine indipendente quadrimestrale, nato nel 2014 con l’obiettivo di raccontare il contemporaneo e con la volontà di indagare anche le realtà meno conosciute.
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